Assign modules on offcanvas module position to make them visible in the sidebar.

FacebookTwitterLinkedinRSS Feed

Preparatore Atletico

 Prima di parlare delle capacità coordinative occorre avere ben chiaro il perché della loro importanza nello sport e in particolare, per questa trattazione, nel gioco del pallone. Nel calcio, come in ogni altra attività sportiva, l’obiettivo da raggiungere è quello di ottenere il più alto livello di abilità specifica, abilità cioè legata allo sport praticato. Partendo quindi da caratteristiche soggettive dell’allievo calciatore si deve cercare di raggiungere il livello massimo dal punto di vista dell’abilità motoria – sportivo - calcistica. 

Il calcio, essendo uno sport con molte situazioni imprevedibili, necessita da parte dei calciatori di un notevole bagaglio di capacità coordinative, al fine di poter rispondere in modo efficace e con soluzioni creative e personali alle numerosi variabili del gioco. 

Per capacità coordinative (definite anche con i termini di destrezza o coordinazione) intendiamo quelle capacità che permettono di organizzare, controllare e regolare il movimento in vista di un determinato scopo e obiettivo da raggiungere, permettendo la corretta esecuzione dei movimenti con una maggiore rapidità e con un miglior risparmio energetico. 

Le capacità coordinative appartengono all’insieme delle capacità motorie (insieme di potenzialità che influenzano la prestazione motoria dell’uomo) ed insieme alle capacità condizionali e senso-percettive (interagendo tra loro) permettono, sulla base delle esperienze motorie e della maturazione fisiologica, la realizzazione di gesti e azioni sportive efficaci (sempre più complesse e combinate) e rappresentano, come detto in precedenza, le fondamenta sulle quali edificare le abilità tecnico-tattiche calcistiche. 

Il confine tra capacità condizionali e capacità coordinative è difficilmente determinabile, pertanto educandone e sviluppandone una, vengono anche educate contemporaneamente le altre. Le capacità coordinative e le abilità motorie hanno uno sviluppo più marcato nell’età compresa tra 6 e 15 anni; nella pratica si possono vedere, in questo periodo, notevoli progressi, a cui fa poi seguito una successiva stabilizzazione dei risultati acquisiti. In questo lasso di tempo ci sono delle fasi, dette appunto fasi sensibili, più favorevoli per lo sviluppo di una capacità coordinativa rispetto ad un’altra.  Le capacità coordinative sono: 

1. Capacità di apprendimento motorio.

E’ la capacità che si manifesta per l’apprendimento di nuovi movimenti. Infatti continue ripetizioni di gesti/movimenti, fra loro simili, consolidano i processi di controllo e regolazione degli atti motori medesimi fino a diventare un’intrinseca capacità.

2. Capacità di controllo motorio. 

E’ la capacità di controllare il movimento in fase esecutiva, rispettando i parametri ritmici, spaziali e temporali, al fine di perseguire il programma di azione prefissato. 

3. Capacità di adattamento. 

E’ la capacità di modificare il movimento, adattandolo o trasformandolo, in rapporto all’improvviso variare delle condizioni esterne o interne, senza pregiudicare la riuscita del risultato previsto.

4. Capacità di equilibrio. 

Capacità di mantenere il corpo in condizione di equilibrio o di mantenere e ristabilire tale condizione nel corso di spostamenti. 

5. Capacità di orientamento (spazio-temporale).

Capacità di determinare e variare la posizione e i movimenti del corpo nello spazio e nel tempo in relazione a punti di riferimento definiti.

6. Capacità di ritmo (ritmizzazione). 

Capacità di esprimere un ritmo nelle azioni motorie. 

7. Capacità di reazione. 

Capacità di eseguire rapide azioni motorie in risposta ad uno stimolo. 

8. Capacità di trasformazione. 

Capacità di adattare e trasformare o di sostituire l’azione motoria programmata e in svolgimento in base al variare della situazione.

Altre capacità richieste e che si possono sviluppare nel gioco del calcio sono:

9. Capacità di anticipazione.

 Possiamo definirla una specificità della capacità di reazione. La capacità di anticipazione permette, sulla base di esperienze precedenti e sull’attivazione delle funzioni cognitive, di prevedere l’andamento, la successione e gli esiti di un’azione e di programmare conseguentemente i propri compiti motori. 

10. Capacità di fantasia motoria. 

E’ la capacità di utilizzare le proprie risorse gestuali, cognitive ed espressive, in modo originale e creativo per risolvere problemi motori, tecnici e tattici, consentendo inoltre di utilizzare le potenzialità individuali, gli spazi e gli oggetti al di fuori degli stereotipi e degli schemi rigidi imitativi.

                                                                                                    

Per l’allenamento delle capacità coordinative si ricorre ad esercitazioni che hanno l’obiettivo di sviluppare il maggior numero di abilità motorie, intese queste come elemento dell’attività umana cosciente, eseguite in gran parte in modo automatico e che si sviluppano ampiamente attraverso l’esercizio. Le abilità si costruiscono sulla base delle capacità coordinative e condizionali, il cui livello ne determina l’apprendimento e l’affinamento. In particolare abilità e capacità coordinative sono fra loro interdipendenti: se è vero che il livello iniziale delle seconde influisce sullo sviluppo delle prime, è altrettanto vero che la formazione e il perfezionamento delle abilità contribuisce a sviluppare le capacità coordinative, poiché queste ultime possono essere incrementate solo attraverso una pratica vasta di un numero elevato di abilità. Importante ricordare che perché si possa parlare di abilità, cioè di azioni stabilizzate, occorre un apprendimento e una automazione (almeno in parte), derivati dalla ripetizione e quindi da una costante applicazione. L’intervento formativo si attuerà dapprima con mezzi generali e poi sempre più con mezzi specifici tratti dalla disciplina praticata, tenendo sempre conto che le capacità coordinative agiscono in stretta simultaneità e si sviluppano in maniera interdipendente. L’approfondimento di ognuna ed i metodi proposti per svilupparle non saranno pertanto mai da considerare gli unici e specifici disponibili. Si raggiunge poi un effetto di adattamento, a livelli sempre più elevati, solo se vengono continuamente variati gli stimoli che agiscono sull’organismo. 

                                                                                                                                                                                                                                             Dott. Francesco Del Zotti

RAPIDITÀ: tra le definizioni che vari autori danno al termine rapidità, una abbastanza chiara è quella che la definisce come la capacità organica e muscolare di compiere nel minor tempo possibile e con la massima intensità possibile, un gesto motorio. Essa non dipende solo qualità organiche, energetiche e/o muscolari, ma anche e soprattutto da componenti nervose, dal momento che per rapidità si intende anche la capacità di saper reagire in brevissimo tempo ad un segnale di ogni natura (visivo, acustico, ecc..); per questo tale capacità è spesso inserita sia tra le capacità condizionali che tra quelle coordinative. La rapidità è incrementabile in maniera modesta, non oltre il 18-20% del potenziale genetico. Può essere divisa in due categorie:

1. Rapidità di reazione: Capacità di reagire ad uno stimolo nel minor tempo possibile. La rapidità di reazione è legata alla: 

- capacità di anticipazione: basata essenzialmente sull'esperienza che consente di prevedere la giusta risposta a situazioni non ancora iniziate o non ancora terminate

- tempo di latenza: tempo che intercorre tra l'arrivo di uno stimolo alla struttura biologica preposta a recepirlo e l'inizio della risposta misurabile nella stessa struttura 

- tempo di reazione: tempo che intercorre tra l'arrivo di uno stimolo e l'inizio della risposta volontaria.

2. Rapidità di azione: ovvero la capacità di eseguire un gesto atletico, dipende in maniera diretta dalla componente nervosa.

 

VELOCITÀ: in fisica la velocità è la risultante di due parametri, spazio e tempo, rapportati nel seguente modo: v=s/t; da questa formula si arriva alla banale conclusione che per velocità si intende la capacità dell’organismo di compiere uno spazio nel minor tempo possibile. Ciò che caratterizza le prime fasi (i primi metri) di uno sprint, è l’accelerazione, una componente di fondamentale importanza poiché è quella fase che, partendo da fermo, ti permette di raggiungere la massima velocità; da questo si capisce chiaramente come una buona accelerazione permetta di raggiungere in minor tempo un’alta velocità. la velocità è più facilmente incrementabile rispetto alla rapidità in quanto si può agire sul miglioramento di diverse capacità.

Un’atleta dotato dal punto di vista nervoso ( ottima capacità di azione e di reazione)  può diventare atleticamente veloce solo allenando anche la componente muscolare (rapidità dei movimenti). Velocità di reazione e di azione sono due forme di rapidità pura. Tuttavia, esistono anche altre forme più complesse di rapidità dei movimenti nelle quali la forza e/o la resistenza assumono un ruolo a dir poco fondamentale. E’ il caso della forza veloce, che a sua volta si differenzia in:

1. Un gesto atletico che si ripete frequentemente, in tal caso si parla di resistenza alla forza veloce.

2. Un gesto atletico continuo che necessita di resistenza massimale alla velocità.

La velocità di esecuzione di un gesto motorio è una caratteristica prestativa differenziabile in 3-4 fasi:

• Fase di REAZIONE allo stimolo (interno o esterno)

• Fase di ACCELERAZIONE

• Fase di RAPIDITA' MASSIMA

• Fase di CALO della RAPIDITA'. 

 

La velocità risulta influenzata da alcuni fattori, esistono fattori determinati, tra queste ricordiamo età, sesso, caratteristiche antropometriche, costituzione, tecnica. Altri fattori sono di tipo cognitivo sensoriale e psichico come: concentrazione, elaborazione mentale, motivazione e forza di volontà, esperienza e capacità di anticipazione, forza mentale e capacità di apprendimento. In ultimo, vi sono i fattori tendineo - muscolari: distribuzione e tipi di fibre muscolari, sezione muscolare, velocità di contrazione, elasticità muscolare e tendinea, allungabilità, lunghezza dei muscoli  e temperatura del muscolo stesso. 

Per migliorare la velocità abbiamo a disposizione diversi mezzi:

- giochi di squadra in campi ridotti;

- esercizi a carico naturale (carico minimo possibile); 

- percorsi e circuiti specifici.

                                                       

Nella applicazione delle metodologie di miglioramento della velocità e della rapidità vanno tenuti presenti i seguenti principi: 

- Assenza di stanchezza muscolare e nervosa. Pertanto le esercitazioni per la rapidità e la velocità dovrebbero trovare collocazione in allenamenti programmati in maniera specifica o almeno all'inizio di un allenamento dedicato ad altre capacità motorie. 

- Carico minimo e tendente più possibile a zero. 

- Impegno muscolare e nervoso sempre massimo in ogni ripetizione del gesto. 

- Durata di ogni singola serie non superiore ai 6-8 secondi (già superando i 10-12 secondi di attività continuata si entra nella zona utile a stimolare la "Resistenza alla rapidità"). 

- Recupero tra le serie completo (almeno 3 minuti). 

- La fase di recupero deve essere attiva (muoversi senza procurare affaticamento) in modo da mantenere una eccitazione ottimale del sistema nervoso. 

- Nella progressione didattica passare gradualmente dal semplice e facile al difficile e complesso, dal conosciuto acquisito e consolidato al non conosciuto. 

- Allenarsi almeno 2-3 volte a settimana.

                                                                                                                                                                Dott. Francesco Del Zotti

                                          

La forza

È “la capacità di vincere o contrastare un'opposizione con la sola attività muscolare”. È comunque una definizione generale poiché la forza (in uno sportivo e in questo caso un calciatore) deve essere considerata e valutata a seconda dello sport praticato. La forza si scinde fondamentalmente in 3 sub-categorie:

1. Forza Istantanea: basilare per il calciatore poiché la sua espressione in campo può essere riassunta nei movimenti di accelerazione, decelerazione, salti, tiri, finte, cambi direzionali,stop improvvisi.

2. Forza Massimale: importantissima poiché dà la base sulla quale costruire il calciatore. È difficilmente allenabile nel calcio a causa del lento adattamento a questo tipo di stress. Può essere allenata o aumentando la massa muscolare, oppure dando alta stimolazione nervosa.                                

3. Forza Resistente: determinante soprattutto per i muscoli posturali quali lombari e addominali, che devono essere allenati secondo il principio di movimento lento e con alto numero di ripetizioni.         

                                                                         

    Nel calcio queste 3 componenti sono importantissime e le potremo definire come tipi di forza funzionali al gioco, tutte con caratteristiche e metodi di allenamento diversi che portano però ad uno sviluppo morfofunzionale del calciatore stesso, poiché appunto, il calciatore non è un “body builder”, un centometrista o un pugile, ma uno sportivo che ha necessità di sviluppare la propria muscolatura secondo lo sport specifico che sostiene.

   L'adattamento all'allenamento di forza massimale basato su un lavoro di sviluppo muscolare ha tempi talmente lunghi, circa 10 settimane, che non può essere applicabile al gioco del calcio di alta prestazione dove l'obiettivo deve essere il mantenimento delle componenti di forza e non un loro sostanziale incremento.

    Il discorso vale anche per quel che riguarda il decremento di forza nei periodi non agonistici; credenza comune era quella che nel mese di riposo il calciatore perdesse forza, per cui durante il ritiro vi erano molte sedute che puntavano a “ricostruire” la struttura “perduta”. È stato dimostrato che non è assolutamente così, ma che le qualità di forza si perdono dopo ben 32 settimane (8 mesi) di deallenamento.

Per cui non è assolutamente urgente ricreare “struttura” nella fase precampionato, bensì può essere considerata una sottrazione di tempo ad allenamenti più specifici ed utili. Esistono varie tipologie per allenare la forza, è sono:

Corse ad alta intensità con traini e sovraccarichi.

    Le esercitazioni con il traino vanno ad influenzare positivamente le capacità di accelerazione, che come si è visto sono fondamentali nel gioco del calcio. Il traino è uno dei mezzi più efficaci per l'incremento della forza specifica degli arti inferiori del calciatore il quale deve riuscire a spostare velocemente il proprio corpo possedendo un'elevata resistenza alle accelerazioni in serie.

    A seconda del carico, della distanza e dei tempi di recupero si può lavorare su: 

    1.  Forza Massima (carico alto e recuperi remunerativi);

    2. Forza di Accelerazione (carico più basso, distanze minori e recuperi incompleti). L'unico limite di questa metodologia di allenamento è il fatto che può essere effettuato quasi esclusivamente su distanze lineari.

-  Corse in salita.

   Nella corsa in salita, rispetto a quella in piano, non vi è, se non in minima parte, la fase di volo per cui tutti i microtraumi dovuti al contatto col terreno sono ridotti. La pendenza causa una perdita elastica della fibra che può essere compensata da esercitazioni seguenti di tipo elastico-reattivo. Rappresenta un mezzo importante per aumentare la forza di accelerazione con salite brevi (Max 20 m) le quali stimolano il reclutamento massivo delle fibre veloci e quindi un aumento della frequenza di scarica. Al contrario, esercitazioni su salite lunghe stimolano il reclutamento delle fibre lente e perciò un aumento della resistenza organica e muscolare, quindi fuori dal nostro obiettivo.

-  Corse e andature nella sabbia.

    I gesti sportivi (come ad esempio salti, skipping, corsa, ecc…) eseguiti su sabbia, anziché su normale terreno di gioco, da una parte sono più costosi da un punto di vista energetico e di impegno della forza (la superficie sabbiosa funge da dissipatore di energia elastica), e dall’altra consentono un appoggio del piede molto più “soft”. In tal modo la struttura tendinea è meno sollecitata e l’impegno meccanico richiesto è più attenuato41. Dunque lavorare sulla sabbia riduce fortemente uno dei fattori di rischio della patologia da sovraccarico funzionale, e da un recente studio42 si può affermare che il lavoro svolto consente di ridurre lo stress a carico degli apparati osteoarticolare e muscolotendineo, ottenendo almeno gli stessi risultati in termini di prestazione (se non addirittura migliori) rispetto ad altre metodologie “classiche” come le corse e le andature sul terreno e sulle salite.

-  Balzi mono e bipodalici in condizioni di instabilità.

   Tendenzialmente, per evitare traumi o microtraumi articolari da sovraccarico si cerca di non proporre più le classiche sedute di balzi per migliorare le capacità di forza del nostro calciatore invece possono essere utilizzate delle tecniche sostitutive e degli accorgimenti che ci consentono di ridurre lo stress da sovraccarico e allo stesso tempo di allenare “funzionalmente” il calciatore. Si cercherà di proporre esercitazioni che prevedono sì dei balzi, o balzelli ma in condizioni di instabilità, ad esempio utilizzando tappeti elastici.

    Tutto questo permette all'atleta di “insegnare” alla sua muscolatura a reagire a stimoli diversi ed alle condizioni di instabilità che spesso possono incontrarsi in un terreno di gioco, come ad esempio campo scivoloso, piccoli avvallamenti, spinte degli avversari, e via dicendo

-  Movimenti a corpo libero o con sovraccarico.

   Si tratta di far effettuare al calciatore esercitazioni a peso naturale o con sovraccarichi, che permettano di creare un vissuto motorio adeguato agli stimoli che si possono ricevere durante la gara, e quindi insegnare a reagire a stress improvvisi e “non naturali” che normalmente potrebbero portare ad infortuni. È stato infatti dimostrato che per la prevenzione dell'infortunio, non è sufficiente avere una forte muscolatura ma è importante anche che la stessa riesca a riconoscere gli stimoli più vari e talvolta innaturali, in modo da poter reagire positivamente a tali stress. Facendo svolgere all'atleta esercizi di affondi, squat, torsioni, salite e discese sui gradoni (non di corsa) in varie condizioni, partendo da appoggi stabili e insegnando la tecnica corretta, per arrivare a svolgere gli stessi esercizi (ma con centinaia di varianti) in condizioni di instabilità, utilizzando, materiale tecnico (pedane, bosu, skimmy, swiss ball, palloni di spugna, ecc) e trucchi naturali quali la privazione della vista (tramite chiusura degli occhi o bendaggio) e il semplice esercizio fatto sulla punta dei piedi, riesco ad ottenere grandi miglioramenti dal punto di vista propriocettivo e di coordinazione intra ed intermuscolare, quindi uno sviluppo delle capacità di forza, e, fatto non secondario e già accennato, si riduce molto il rischio di infortuni.

-  Utilizzo macchine freemotion per sovraccarico.

    È un'evoluzione dei classici esercizi alle macchine isocinetiche per il potenziamento degli arti inferiori. Infatti, proprio per venire incontro alle nuove concezioni che prevedono un allenamento che deve poter ricreare gli angoli e i movimenti naturali degli sport specifici, sono state create queste macchine a movimento libero, che permettono di utilizzare grandi sovraccarichi (e quindi stimolare principalmente l'attivazione neuromuscolare) in sicurezza e rispettando le caratteristiche del gesto; inoltre vi sono macchine che permettono di allenare sia la fase concentrica che quella eccentrica, rilasciando la stessa quantità di lavoro in entrambe, cosa impossibile nelle “classiche” macchine di muscolazione che lavorano prevalentemente in fase concentrica, che come abbiamo già visto è secondaria nel gioco del calcio. Il limite è quello che comunque sono macchine e perciò non possono sostituire in tutto e per tutto un gesto naturale. In conclusione possiamo affermare che la forza è molto importante per il calciatore ma rispetto a qualche tempo fa è cambiata la concezione della forza stessa applicata al calcio. Prima si ricercava la massa muscolare e lo sviluppo della forza massima e tutti i mezzi erano proiettati verso tale obiettivo (macchine isocinetiche con carichi altissimi, elettrostimolazioni, bilancieri ecc...) mentre adesso si ricerca più una metodologia incentrata sullo sviluppo delle capacità coordinative, propriocettive, neuromuscolari e preventive, ricreando in “laboratorio” le situazioni di campo.  

                                                                                                                                                                                             Dott. Francesco Del Zotti