Assign modules on offcanvas module position to make them visible in the sidebar.

FacebookTwitterLinkedinRSS Feed

Preparatore Atletico

Tutte le informazioni come lo stato di tensione dei muscoli, tendini e legamenti o la posizione dei nostri arti o la posizione della testa nello spazio sono definite propriocettive ed in funzione di queste informazioni che i nostri gesti si organizzano, e la funzione nervosa centrale fornirà una risposta motoria più o meno corretta.

I meccanismi che assicurano e regolano l'attività posturale, sono dipendenti dalla volontà e si avvalgono di sistemi nervosi sensorio-motori a vari livelli, il loro compito è quello di regolare l'attività tonica dei muscoli degli arti e del rachide e l'ampiezza dei movimenti delle differenti articolazioni. Il tono posturale e le variazioni  di tono durante il movimento sono garantite da circuiti riflessi che utilizzano le afferenze propriocettive provenienti dai vari recettori osteo-arto-muscolari.

Questi recettori sono: 

- Fusi neuromuscolari

- Organi tendinei dei Golgi

- Corpuscoli del Pacini

- Terminazioni libere

- Recettori cutanei 

Queste afferenze vengono inviate al midollo spinale attraverso le fibre afferenti sensitive. Le afferenze propriocettive costituiscono una vera e propria catena di informazioni provenienti da ogni parte del corpo, con queste informazioni i centri deputati al controllo posturale elaborano strategie posturali adatte per mantenere l'autocontrollo dell'intero sistema. 

La contrazione muscolare è la caratteristica fondamentale di ogni attività muscolare. Esistono due tipi di contrazione, quella fisica (movimenti rapidi) e quella tonica (movimenti lenti). La postura è regolata dalla contrazione tonica. Questo tono è mantenuto da scariche asincrone di impulsi da parte dei neuroni motori ed è scatenato dai propriocettori del muscolo stesso per via riflessa. L'attività dei Fusi Neuromuscolari è influenzata dal sistema nervoso centrale attraverso le fibre g, che provocano un accorciamento del fuso rendendolo più sensibile allo stiramento. 

La sensibilità propriocettivaa è una rete nervosa separata da quella del tatto, del dolore e della temperatura, raccoglie informazioni solo da tendini, muscoli ed articolazioni. La sensibilità propriocettiva può essere pure danneggiata da un trauma. Una distorsione, un danno articolare che interessa i legamenti o un intervento chirurgico possono compromettere la funzionalità di ginocchio e caviglia, articolazioni ricche di terminazioni propriocettive. Cedimenti, instabilità e la mancanza di un sicuro controllo della parte infortunata sono le conseguenze. Le articolazioni del ginocchio e della caviglia sono le strutture più facilmente esposte ad eventi traumatici. La migliore difesa a questo tipo di infortuni è la prevenzione. 

                                                                                                       

La ginnastica propriocettiva rappresenta un valido mezzo terapeutico. Si tratta di una ginnastica finalizzata a migliorare la percezione dei singoli segmenti anatomici nello spazio ed in particolare viene utilizzata per sensibilizzare il controllo degli arti inferiori.  Gli esercizi possono essere semplici come quelli di equilibrio e di deambulazione o complessi, questi ultimi richiedono l'utilizzo di superfici inisuali (erba o sabbia), piani basculanti e tanti altri piccoli attrezzi necessari allo stimolo di questi piccoli sensori situati a livello delle articolazioni in grado di registare variazioni di pressione, di posizione e di tensione. 

Bibliografia: Manuale di base per l'allenatore dei dilettanti: elementi di allenamento sportivo applicati al gioco del calcio 

                                                                                                                                                                                                                                                                                         Dott. Francesco Del Zotti

Nella periodizzazione di un macrociclo sono compresi:

- periodo preparatorio (suddiviso in tappa fondamentale e tappa speciale)

- periodo agonistico (o pre-gara o competitivo)

- periodo transitorio (o di transizione)

Ogni periodo comprende mesocicli a loro volta composti da microcicli, organizzati in singole unità di allenamento.

Periodi di allenamento.

- Periodo preparatorio. È il periodo che precede quello competitivo ed è quindi dedicato alla preparazione per la prossima stagione agonistica.

Questo periodo in realtà non solo serve alla preparazione di base ma anche come ponte per l'ottenimento

dello stato migliore della forma atletica, che verrà esaltata al massimo nel successivo periodo agonistico. I mezzi e le metodologie da usare sono molteplici pertanto è bene suddividere il periodo preparatorio in due ulteriori tappe, la prima tappa (fondamentale) va dedicata quasi esclusivamente alla preparazione generale, mentre la seconda tappa (speciale) va rivolta quasi esclusivamente alla preparazione specifica. Il

rapporto di durata di queste due tappe è di due per la prima e uno per la seconda, rapporto che rimarrà costante sia che si adotti una periodizzazione semestrale che annuale.

Il periodo preparatorio entra anche in rapporto con il periodo agonistico e precisamente di due a uno o anche tre a due. Di conseguenza in una periodizzazione semestrale (più adatto ad atleti evoluti) potremmo avere:

• ottanta giorni circa da dedicare alla preparazione generale prevista nella prima fase del periodo preparatorio;

• quaranta giorni per la preparazione più specifica prevista come seconda fase dello stesso periodo preparatorio;

• sessanta giorni di esclusivo periodo agonistico suddiviso nelle varie tappe (mesocicli).

- Periodo agonistico competitivo. Tutta la pianificazione dell'allenamento per l'atleta agonista acquista un senso solo se finalizzata alle gare più importanti previste in questo periodo.

Bisognerà quindi giungere al periodo fondamentale in ottime condizioni di forma e di preparazione tecnica alfine di ricevere in questa fase quei ritocchi utili al massimo risultato. In questo periodo il livello della massima performance non dovrà essere ricercato più di una-due volte per gli atleti giovani e due-tre volte per gli atleti più evoluti. Per i giovani è inoltre consigliabile mantenere a buon livello le qualità fisiche generali e specifiche senza esagerare con esercitazioni tecniche specialistiche. Nel caso di periodizzazione annuale, e quindi di periodo competitivo particolarmente lungo, va inserita per tutti gli atleti una tappa intermedia della durata di 3-4 settimane ove verrà dato ampio risalto al lavoro generalizzato con momentaneo abbassamento di quello specifico. 

- Periodo transitorio (o riposo attivo). Il periodo che intercorre tra due stagioni agonistiche è quello che si chiama riposo attivo ovvero di lavoro molto ridotto rispetto al periodo precedente, senza però tralasciare le esercitazioni fondamentali che garantiscono il mantenimento delle potenzialità acquisite. È il periodo in cui si cerca di smaltire la fatica fisica e psichica accumulate in tutto l'arco della periodizzazione, mantenendosi però nelle condizioni di poter riprendere un lavoro impegnativo per imminente stagione, senza perdite di tempo, anzi garantendosi una condizione fisica ideale a ulteriori incrementi di carico e di risultato. Va evitato il riposo assoluto in quanto facilita la perdita di quanto acquisito e ritarda i tempi di ripresa per le tappe future.  Mediamente la durata del periodo transitorio è: 

• 2-4 settimane nella periodizzazione annuale; 

• 1-2 settimane in quella semestrale; 

• 2-3 settimane e per due - tre volte l'anno per i giovani. 

Il periodo transitorio è irrinunciabile se si vogliono garantire futuri risultati; è infatti paragonabile al tempo di recupero tra una serie e l'altra e tra un allenamento e l'altro, ovvero di quella pausa necessaria affinché l'organismo assorba il lavoro svolto, si adatti e infine risponda esprimendosi a livelli sempre maggiori.

                                                                                                                                                                                                                                               Dott. Francesco Del Zotti

Un mesociclo comprende una variazione di tempo che va dalle 2 alle 6 settimane circa e che nella struttura totale danno una visione completa dell'intero processo di allenamento.

La ragione che consiglia la distribuzione degli allenamenti in mesocicli è:

l'andamento ondulatorio dei carichi di lavoro che va rispettato anche durante un arco di tempo più ampio previsto da un microciclo, in modo tale che nel processo di allenamento avvenga quella sommatoria di carichi e di lavoro che è il presupposto essenziale per l'incremento delle qualità fisiche. Infatti un mesociclo viene definito anche “ciclo funzionale” in quanto è il termine di tempo minimo per provocare gli effetti cumulativi dell’allenamento (supercompensazione). Vanno inoltre rispettati i tempi fisiologici di ripristino delle condizioni ottimali di lavoro dell'organismo. Si dovranno perciò alternare opportunamente microcicli di compensazione a periodi contraddistinti da forte carico di lavoro;  

                                                               

il contenuto e la metodologia di allenamento nei diversi periodi deve essere modificato periodicamente.

Potremo avere pertanto i seguenti tipi di mesocicli:

1. Mesociclo introduttivo (o di preparazione)

2. Mesociclo di base (o fondamentale o di perfezionamento)

3. Mesociclo agonistico (comprendente la gara)

4. Mesociclo interagonistico (comprendente due o più gare ravvicinate)

5. Mesociclo di compensazione (o di recupero attivo).

Il mesociclo introduttivo comporta un costante aumento della intensità e del volume con netta prevalenza di quest'ultimo.

Ogni ciclo agonistico inizia infatti con un mesociclo di tipo introduttivo che è quello che in sostanza contraddistingue l'inizio del periodo preparatorio.

- Il mesociclo di base è la parte più importante dell'intero periodo preparatorio. È in questa fase che viene svolto il lavoro fondamentale dell'allenamento tendente a incrementare le capacità funzionali dell'organismo e ad assicurare l'apprendimento e il perfezionamento della tecnica.

Il mesociclo di base si distingue ulteriormente in:

- Mesociclo di preparazione generale

- Mesociclo di preparazione specifica.

A seconda della tendenza delle esigenze di allenamento avremo anche un:

- Mesociclo di sviluppo;

- Mesociclo di stabilizzazione.

Il carico, durante questi mesocicli, è di solito molto elevato, va però tenuto presente l'inserimento periodico di uno o due microcicli di compensazione sia per avere un ottimale recupero fisico sia per poter sostenere in seguito carichi elevati di lavoro.

- Il mesociclo agonistico precede le competizioni più importanti e nell'allenamento prevale l'aspetto specialistico con carico di particolare intensità. Il microciclo iniziale sarà di compensazione per poi terminare nel microciclo agonistico culminante nella gara vera e propria.

- Il mesociclo interagonistico si inserisce tra le competizioni più importanti, durerà il tempo intercorrente tra una competizione e l'altra senza peraltro superare le 3-4 settimane. Se si prevede il superamento di questo intervallo di tempo è bene programmare un mesociclo di preparazione specifica, di sviluppo e stabilizzazione e quindi il mesociclo pre-agonistico. 

- Il mesociclo interagonistico inizierà sempre con un microciclo di compensazione e sarà volto al  mantenimento o perfezionamento di quanto acquisito, in vista della gara, tramite opportuno andamento ondulatorio dei microcicli. Nel carico prevarrà il fattore intensità dosato in modo che l'ultimo microciclo sia di tipo agonistico per poi terminare nella gara.

- Il mesociclo di compensazione è caratterizzato dal carico non elevato e dalla poliedricità delle esercitazioni aventi lo scopo del recupero completo da parte dell'organismo, soprattutto dopo gare di certo impegno. 

Questo mesociclo si utilizza nella periodizzazione semestrale tra le fine del primo periodo agonistico e l'inizio del secondo periodo preparatorio annuale. La durata varia da due a tre settimane mentre il contenuto degli allenamenti comprenderà esercitazioni di vario tipo anche se non specialistiche. I carichi sia nell'intensità che nella quantità saranno bassi, va comunque rispettato il principio dell'andamento ondulatorio dei carichi. Si sconsigliano periodi di riposo assoluto per non compromettere il lavoro svolto e per non avere ritardi eccessivi per il futuro raggiungimento della forma. 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Dott. Francesco Del Zotti