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 IL SOVRALLENAMENTO

È ormai ben noto quanto l’attività fisica costituisca un elemento di primaria importanza nel mantenimento di uno stile di vita sano, in quanto in grado di apportare innumerevoli benefici all’ organismo, comprendenti la prevenzione delle malattie cardiovascolari e metaboliche. Ma è anche vero che una pratica distorta dell’attività sportiva può arrecare più danni che benefici al nostro organismo. In molti casi si pensa infatti che un allenamento eccessivo non può far altro che produrre ulteriori miglioramenti, ma erroneamente non si tiene conto dei rischi a cui si può andare in contro. Infatti, durante un allenamento di questo genere si tende a utilizzare carichi esagerati rispetto ai limiti delle capacità di sopportazione dell’organismo. 

                                                                                                                         

Dalla supercompensazione al sovrallenamento.

E’ bene ricordare, infatti, che nel corso dell’allenamento fisico l’incremento dei carichi lavorativi provoca la rottura dell’equilibrio fisiologico (omeostasi) dell’ organismo dell’ atleta, cui segue una fase di recupero in cui viene ricostruito a livelli superiori di efficienza, rendendolo così capace di far fronte efficacemente a nuovi stimoli di qualità ed intensità sovrapponibili a quelli allenanti, secondo un processo definito supercompensazione. Un allenamento di successo, perciò, deve non solo prevedere un certo grado di sovraccarico fisico per volume ed intensità, ma anche evitare la combinazione di carichi lavorativi eccessivi ed insufficienti tempi di recupero. Un insufficiente tempo di riposo tra un carico lavorativo e l’altro, potrebbe indurre difatti una condizione di sovraffaticamento e sottoprestazione, considerabile come un primo precoce stadio dello sviluppo della sindrome da sovrallenamento ( overtraining ) . Questa è una condizione fisica che arriva quando si oltrepassa la soglia del benessere perché oltre a spingere il corpo a sopportare sforzi troppo intensi, non si dedica abbastanza tempo al riposo, con la conseguenza finale di una paradossale riduzione della performance fisica. Sono principalmente le motivazioni psicologiche, come il desiderio di vincere, la paura dell’insuccesso o la voglia di raggiungere obiettivi sempre più alti, a spingere un soggetto verso la condizione di sovrallenamento, o sindrome da sovrallenamento. Si può quindi intuire facilmente che sono soprattutto gli atleti a cadere in tale situazione proprio perché maggiormente condizionati da questi fattori. Secondo alcuni dati tale condizione si presenta in una elevata percentuale, addirittura superiore al 65%, degli atleti agonistici nel corso della loro carriera competitiva. 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                         Dott. Roberto Semeraro