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Allenatore di base

Le teorie dell’accrescimento del nostro corpo definiscono la fase di Turgor quella in cui avviene un aumento del peso corporeo e fase di Proceritas quella in cui avviene un aumento in altezza.

CARATTERISTICHE DELL’ETÀ’11 - 14 ANNI: 

- Caratteristiche Psicomotorie: si verifica un'allungamento osseo e conseguente stiramento muscolare provocano regresso dello schema corporeo, movimenti scoordinati e goffaggine diffusa, diminuzione dell'equilibrio, buona disposizione alla mobilità articolare nel primo periodo, che si riduce con lo sviluppo della forza. 

- Caratteristiche Fisiologiche: massima funzionalità del sistema endocrino, aumento ponderale e morfologico di tutti gli organi interni e apparati, non correlati da eguale sviluppo funzionale. Allungamento muscolare in sintonia con quello osseo. Definitiva affermazione dei più importanti punti di ossificazione (articolazione del gomito, scapolo- omerale, metacarpo, bacino, rotula, calcagno). 

- Caratteristiche Psicologiche: instabilità emotiva, problemi con le istituzioni o le autorità in generale, inizio della fase della trasgressione, insicurezza, ricerca di un leader. 

CARATTERISTICHE DELL’ETÀ 15 – 16 ANNI: 

- Caratteristiche Psicomotorie: stabilizzazione dei valori psicomotori, migliorano le capacità coordinative, periodo favorevole per l’apprendimento e l’assimilazione di complessi schemi motori; migliora l’ equilibrio di volo; produzione motoria divergente anche di alto livello. 

- Caratteristiche Fisiologiche: migliorano tutti i parametri funzionali, trofismo funzionale buono o più che buono. 

- Caratteristiche Psicologiche: equilibrio emozionale, capacità di applicazione allo studio ed all’esercizio fisico, comportamento ipotetico-deduttivo, ricerca della norma come riferimento applicativo, ricerca di attività sportiva come modello e comportamento. 

 Sbagliando s'impara

Nella mia vita di educatore/allenatore lunga circa 4 anni, una delle cose che ho potuto notare è che non si lascia al bambino la possibilità di sbagliare e quindi di fare esperienza dagli errori, prendo spunto da una frase di Mark Zuckerberg che dice :« Le persone di successo non solo imparano dai propri errori, ma impiegano la maggior parte del loro tempo a sbagliare», questa frase è piena di significato e da all'errore un valore ed un punto di vista differente.

Da sempre le esperienze ed i problemi legate allo sport sono spesso riconducibili alla vita quotidiana, per un bambino sbagliare è una cosa naturale e per lui imparare dai propri errori non è un abilità scontata, ma certo è che sin da piccoli possiamo affinarla, ovviamente in un approccio educativo basato sul dialogo bisogna cercare di far capire al bambino i rischi potenziali per lui e le conseguenze derivanti da un certo comportamento, perchè solo capendo potrà non ripetere quella stessa azione, non serve assolutamente minacciarlo o terrorizzarlo senza aiutarlo nella comprensione. 

Spesso si pensa di aiutare il bambino nel campo dando delle indicazioni del tipo, passa la palla, stringi a destra, accorcia a sinistra, vai avanti, ma così facendo non si da modo di sbagliare al bambino perchè segue alla lettera solo le nostre indicazioni e nel momento in cui queste ultime non vi saranno più il bambino si sentirà spaesato senza saper affrontare la situazione.                                                                                                                                                                                              

Sbagliare e sperimentare la conseguenza delle sue azioni lo rende libero e di conseguenza lo responsabilizza, è una lezione per tutta la vita. Ogni errore deve essere una scoperta e non deve essere assolutemente un fallimento, quindi nel bambino bisogna creare un bisogno di sperimentare scoprire e di fare esperienze dirette, dobbiamo aiutarli a conquistare gli strumenti con cui essere in grado di valutare i rischi e la propria incolumità, senza ledere questa nobile voglia di lanciarsi nell'avventura della vita. Non correggere sempre i piccoli errori li aiuta ad acquisire il potere decisionale nel campo e nella vita e quindi scegliere l'opzione più giusta nel minor tempo possibile.

                                                                                                                                                                                                                                                                                            Dott. Francesco Del Zotti 

 Le life skills sono definite competenze per la vita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e sono abiltà psico-socio-affettive ritenute elementi fondamentali, insieme all'attività fisica, per una crescita equilibrata. Queste abilità consentono di affrontare in modo efficace le sfide e i problemi della vita quotidiana, mostrando comportamenti adattivi e positivi nella relazione con gli altri. Le life skills sono un insieme che che serve a garantire la fiducia nelle relazioni con gli altri e ad essere positivi.

Le attività sportive sono da sempre considerate un efficace contesto di formazione della personalità e la loro componente motoria va ad aggiungersi a quelle intellettive, socio-relazionali ed emotivo-affettive per perfezzionare e caratterizzare l'identità dell'individuo. Bisogna cercare di mettere i bambini nelle condizioni di godere di un'esperienza di sport significa indirizzarli verso l'opportunità di conoscere meglio se stessi per migliorare l'autocontrollo, di operare scelte intelligenti e di condividerle. Ovviamente le sociètà devono offrire un clima positivo per tutti i soggetti coinvolti per migliorare le reciproche relazioni. La tutela della salute specialmente in età molto giovane è un dovere di tutti gli ambiti socio-educativi che devono collaborare tra di loro (scuola, famiglia e società sportiva). Il bambino deve acquisire strumenti utili all'inserimento futuro in società. 

Le life skills sono: 

1. Capacità di esprimersi, è la capacità di comunicare emozioni, stati d'animo, bisogni, sentimenti ed opinioni.

2. Capacità di interagire e relazionarsi con gli altri in modo positivo, in modo tale da creare e mantenere amicizie o legami importanti

3. Capacità di conoscere se stessi, è la consapevolezza dei proprio punti di forza e di debolezza.

4. Capacità di comprendere gli altri o anche empatia, ovvero ascoltare gli altri accettandolo anche se con caratteristiche diverse.

5. Capacità di riconoscere le emozioni, saper controllare le proprie emozioni per valorizzarle, sapendo che queste condizionano il comportamento.

6. Capacità di controllare le reazioni e gli agenti stressanti, gestire lo stress è fondamentale, capire quale ne è la fonte ed allontanarla con le negatività ad essa annesse.

7. Capacità di prendere decisioni, significa decidere in modo responsabile valutando le varie opzioni. 

8. Capacità di risolvere i problemi, trovando soluzioni vincenti.

9. Capacità di affrontare in modo flessibile ogni genere di situazione, con un pensiero creativo trovando diverse soluzioni aggiungendo contributi e idee originali.

10. Capacità di valutare ed analizzare le situazioni, senza farsi condizionare da niente e nessuno. 

                                                                                                    

Lo sport è un ambiente ideale per lo sviluppo di queste capacità, perchè permette di integrarle e poi trasferirle in ambiti diversi come la scuola o la vità quotidiana, l'apprendimento delle life skills va integrato gradualmente nell'allenamento settimanale e deve basarsi principalmente sul lavoro di gruppo dove si condividone esperienze, opinioni, conoscenze e ci si sostiene a vicenda. 

 Il calcio di oggi richiede intensità e rapidità d'esecuzione, movimenti e gesti tecnici a velocità massimali. Ma nei più piccoli si può allenare l'intensità?

La mia risposta è sì;

la base è sempre la comunicazione, il nostro obiettivo primario è quello di riuscire a non far calare la concentrazione ai nostri piccoli campioni,durante l'esercitazione. Questo è possibile solo se stimoliamo sempre la loro fantasia, abbattiamo i tempi morti e cerchiamo di diminuire il più possibile il tempo di sosta in fila. 

Riporto un esempio pratico;

-Piccoli amici 2*anno 2008

-obiettivo controllo orientato

-20 bambini, 4 file da 5 (10 X mister)

Esercizio proposto:

Passaggio al mister che ripassa la palla al calciatore e mostra un colore. Il calciatore dovrà effettuare un controllo orientato nella porticina dello stesso colore mostrato, e calciare in porta. Dopo il tiro, raccogliere il pallone ed effettuare l'esercizio nella stazione del colore mostrato. 

                                                                                                       

Nell'esercizio descritto, grazie alla psicocinetica riusciamo a mantenere alta la concentrazione, dopo il controllo orientato i bambini concludono l'esercizio con il tiro in porta (non dimentichiamo che il divertimento è fondamentale) ed infine il rientro in fila non è passivo, ma lo rendiamo attivo grazie a dei circuiti motori (meglio se lasciamo decidere a loro come svolgerli, in modo da aumentare la capacità decisionale). Non commettiamo l'errore di fare un' esercitazione e poi chiuderla nel dimenticatoio; i piccoli hanno bisogno di metabolizzare l'esercizio, quindi riproponiamolo per 3/4 allenamenti, ovviamente aggiungendo varianti in modo da non farlo risultare monotono.

                                                                                                                                                                                                                                                               Marco Guida

Durante una gara, un giocatore deve mantenere un livello di attenzione elevatissimo in quanto deve elaborare numerosi stimoli fisici, tecnici, tattici ed ambientali che sono in continuo mutamento. Inoltre deve essere capace di dare importanza solo a quelli fondamentali ed elaborare la miglior risposta nel minor tempo possibile. Se dovessimo pensare a uno schema motorio fondamentale come lo sprint, succede molto spesso di vedere esercitazioni con coni o cinesini colorati, nel quale il calciatore deve eseguire corse verso il cinesino indicato, questo tipo di esercizio però tralascia la funzionalità della gara. Diversi studi dimostrano che il cervello usa neuroni diversi anche se vengono usati gli stessi muscoli, quindi è fondamentale rendere l'esercizio funzionale al fine del gioco. A tal proposito inserire uno sprint in un ambiente situazionale attiverebbe gli stessi neuroni che si attiverebbero in partita rendendoli più "veloci". Nella programmazione fisico-atletica, bisogna tener conto degli aspetti cognitivi inerenti al contesto di gioco.

                                                                                       

Io personalmente consigli di introdurre negli allenamenti sempre una buona dose di psicocinetica, magari associata sempre alla palla. La psicocinetica aiuta a prendere la decisione giusta nel minor tempo possibile, quindi è fondamentale per velocizzare il movimento e di conseguenza il gioco, ovviamente gli stimoli dati dal coach devono sempre variare altrimenti c'è un adattamento fisiologico da parte del giocatore. Per variare l'esercizio si possono usare colori, suoni, o semplicemente dei segnali l'importante è tenere l'attenzione del giocatore sempre al 100%. Ovviamente ho scelto Pirlo perchè secondo me è il giocatore con la velocità di pensiero più alta tra tutti ed è capace ci prendere la giusta decisione in breve tempo. quindi se si parla di velocità di pensiero e d'azione non si può non far riferimento a lui.                                                                                        

                                                                                                                                                                                                                                                   Dott. Francesco Del Zotti